Risolvere i conflitti in azienda:
si vive e si produce meglio

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Lavorare troppo fa male non solo al fisico ma anche alla mente. Una verità supportata da uno studio dei ricercatori della Melbourne university ma che può valere tranquillamente anche per la realtà brianzola. Aleksej Stachanov, il minatore sovietico indicato dal regime come modello di produttività, È nato ad altre latitudini ma, vista l’intensità con cui si è dedicato al suo impiego, potrebbe aver avuto qualche antenato cresciuto sulle rive del Lambro. e, comunque è morto di infarto. Il tema, insomma, riguarda tutti e percorre tutta la storia dell’economia contemporanea dalla rivoluzione industriale in poi, passando dall’Urss degli anni 30 e arrivando fino all’Italia dei giorni nostri, Brianza compresa. il lavoro eccessivo può compromettere il benessere della persona e provoca Insonnia, Depressione, problemi fisici gravi o cronici. Conto le nefaste conseguenze dei ritmi di lavoro prolungati e dell’ansia di sovrastare i colleghi. La master coach Marina Osnaghi (In occasione della giornata mondiale della salute sul lavoro) propone il suo decalogo antistress consigliando lavorare al pc almeno un’ora e mezza che precede il momento di andare a letto suggerendo, tra l’altro, di liberare la mente dal pensiero del lavoro lasciando spazio a nuove idee e vivere la propria creatività facendo ciò che ci piace. A lei, che ha lavorato anche per diverse aziende brianzole di piccoli e grandi dimensioni, Abbiamo chiesto di evidenziare quali sono le criticità dell’organizzazione del lavoro nelle aziende, ma anche le potenzialità del nostro modo di fare impresa oltre che qualche consiglio per utilizzare al meglio l’intraprendenza tipica di una terra come Monza

In che cosa consiste il lavoro di una master coach?

Il master coach È una figura specializzata che affianca le persone e le aiuta a organizzarsi meglio, a trovare un equilibrio tra vita e lavoro. La nostra attività si basa sui colloqui con le persone. Parliamo con i singoli, ma anche con le persone e I gruppi di lavoro. Di solito vediamo interpellati più dai singoli che dalle aziende, anche se poi quando ci rapportiamo conimprenditore o un amministratore delegato le conseguenze positive riguardano tutti quelli che hanno a che fare con lui.

Per cosa siete contattati dalle aziende?

Si parte da problemi concreti: il reparto acquisti che litiga con il commerciale, un responsabile che non ha buoni rapporti con i suoi collaboratori, il mancato raggiungimento di obiettivi aziendali, la richiesta di aiuto per rendere più efficaci le strategie aziendali. Il tipo di problema è sempre connesso al business. Se ci sono incomprensioni c’è qualcosa da aggiustare a livello organizzativo. Da questo punto di vista gestiamo anche la parte emotiva. Quando le critiche sono pesanti causano ferite, dispiaceri. Noi inseniamo anche ad accettare una critica. Il clima aziendale è importante, quando si risolvono le conflittualità si produce meglio.

Il Brianza si riescono a conciliare lavoro e benessere?

Se parliamo di grandi imprenditori, di persone che hanno creato un’azienda, dobbiamo constatare una iper presenza nelle loro società. Spesso l’imprenditore deve lavorare come un matto e quando deve allontanarsi tutto diventa più difficile. C’è un grande attaccamento al lavoro ma va conciliato con le necessità del resto della vita. Per fare questo occorre una organizzazione diversa, che l’azienda non dipenda tutta da una persona ma che ci siano altre figure in grado di prendere decisioni in autonomia. Il problema è che a volte gli imprenditori sono circondati da Manager fedeli ma senza lo spirito di iniziativa giusto. E allora rimane sempre il titolare, obbligato a non staccare mai. Occorre potenziare le capacità manageriali delle persone.

Possiamo prendere esempio dai paesi stranieri, lì si lavora meno senza che questo abbia ripercussioni sul livello dell’economia.

In Italia c’è uno spirito imprenditoriale che porta a non mollare mai, che sta alla base delle fortune delle piccole e medie aziende che costituiscono il tessuto del nostro sistema. All’estero però la cultura del benessere e più diffusa, quando bisogna smettere di lavorare si smette: riescono a farlo perché semplificano molto il lavoro. A volte entro in azienda e trovo processi di produzione pesanti, non automatizzati. All’estero, appunto, si semplifica di più. Io ho lavorato con Svezia, Francia, Canada, Usa, Austra, Germania. Lì c’è più disciplina, rispetto delle regole, anche se la regola è che ad un certo punto bisogna smettere di lavorare. Su questo noi dobbiamo migliorare. Se mi accorgo che lavoro troppo mi devo fermare, non mangio davanti al computer, bisogna lavorare in modo più tranquillo, meno agitato. Ne va anche della qualità del lavoro. Bisogna comunque valutare caso per caso, in alcune situazioni il problema è il personale sottostaffato, manca, e certi ritmi di lavoro diventano insostenibili.

Fonte: Il Cittadino di Monza e Brianza