Manager, l’elogio della lentezza

Manager, l’elogio della lentezza “Così possono diventare più creativi”

SONO SEMPRE DI PIU’ GLI ESPERTI CHE CONSIGLIANO A IMPRENDITORI, DIRIGENTI, POLITICI E BANCHIERI, PER EVITARE DI TROVARSI IN PREDA AD UNA CRISI DI NERVI, DI PRENDERSELA CON CALMA. DAN LOVALLO (UNIVERSITÀ DI SYDNEY): “L’OPERATIVITÀ FRENETICA UCCIDE LE IDEE”

Roma chissà se Emanuel Macron, nei 12 mesi che lo hanno trasformato da outsider in presidente della Repubblica Francese, si è mai fermato. Probabilmente no. Anche se sono sempre di più gli esperti che consigliano a manager, politici e banchieri, per evitare di trovarsi in preda ad una crisi di nervi, di prendersela con calma. Il ricorso alla lentezza sembra diventata la sola speranza (importata dall’Oriente) per una vita migliore. Occidentali’s Karma lavorativo dunque.

E anche in Italia sono in molti a parlare di slow-work. Si è appena festeggiata “La giornata della Lentezza” mentre è in calendario per metà giugno “Il Festival della Lentezza” (dal 16 al 18 giugno presso la Reggia Ducale di Colorno). Lavorare tanto, ma soprattutto farlo in modo accelerato, vivendo nel falso mito del multitasking, è inutile. Condividi il Tweet Di più. Sicuramente non aiuta la salute e (sorpresa) neppure il rendimento professionale. Il mantra predicato è casomai l’opposto: lavorare meno per lavorare meglio. Suona poco professionale?

Ecco allora la versione più adatta alle coscienze globali: allentare e prendere del tempo per tornare con la massima serenità ed efficacia al lavoro. Nel libro “Vivere slow. Apologia della lentezza” (di Maria Novo, edizioni Dedalo) l’autrice propone idee e strategie per riappropriarsi del proprio spazio e liberarsi dalla schiavitù della produttività.

Leggi anche: Uomini e donne della comunicazione, l’effetto collaterale del coaching è la felicità!

Mentre nel manuale “L’arte zen della direzione aziendale. La pratica del mind management per l’eccellenza delle risorse umane” (di Renato Manusardi, Maggioli Editore) l’autore suggerisce di godere nella giornata di lunghe pause silenziose. «Il manager che scopre la via del silenzio diventa invincibile – spiega Manusardi – il silenzio rende la mente pura capace di osservare e penetrare la realtà delle cose. Il silenzio è una meta e un punto di partenza e permette (con la mente sgombra di pensieri superflui) di prendere le giuste decisioni».

Trovare un momento da vivere con lentezza è fondamentale per orientarsi verso gli obiettivi quotidiani e capire quali azioni mettere in calendario. @Marina Osnaghi Condividi il Tweet

Trovare un momento da vivere con lentezza è fondamentale per orientarsi verso gli obiettivi quotidiani e capire quali azioni mettere in calendario. Ne è convinta Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia: «Mediante la lentezza possiamo esplorare quello che ci succede qui e ora, incentivando il cervello a capire cosa sta accadendo, a focalizzare le forze con maggiore efficacia e a costruire piani di azione logici che portino soluzioni concrete». Non ci sono scuse neanche per i più assatanati workaholic: sono solo 5 minuti di lentezza, ma sono decisivi per il resto della giornata Condividi il TweetNon ci sono scuse neanche per i più assatanati workaholic : «Sono solo cinque minuti di lentezza, ma sono decisivi per il resto della giornata. La velocità che contraddistingue la routine ci rende “eroi” che raggiungono mille risultati ma anche molto approssimativi e di conseguenza mai soddisfatti». Come difendersi dal proprio super io dominante? La Osnaghi propone un decalogo la cui base è bisogna “rallentare per poter ponderare con efficacia” (leggi i consigli per aumentare la produttività, rallentando). Tra le voci più significative: concedersi del tempo per pensare, fare l’inventario della situazione, stilare gli elementi positivi e negativi, stabilire un piano d’azione, usare il co-working (farsi aiutare dagli altri).

«È un piccolo esercizio che permette a tutti di ottenere risultati migliori dalle proprie azioni conclude la Osnaghi – dal capo all’impiegato, tutti hanno bisogno dei benefici della lentezza. Senza riflessione i risultati rischiano di essere mediocri, soprattutto nei momenti di definizione della strategia di guerra».

E molte aziende si stanno adeguando. In un recente articolo sul Times Peter Bacevice, professore alla University of Michigan, racconta come stia aiutando molti manager a ripensare il lavoro degli impiegati dando loro più flessibilità per variare la routine. Secondo Bacevice, «la filosofia dello slow-work contrasta l’insostenibilità del fare tutto nel più breve tempo possibile offrendo un’alternativa che ridà energia alle persone e permette di allineare le priorità lavorative e personali per sviluppare la creatività a lungo termine».

Mentre il Boston Globe riporta uno studio di Dan Lovallo, professore all’Università di Sydney e ricercatore alla University of California – Berkeley, che ha indagato sulle performance di leader aziendali e imprenditori sotto stress. I dati snocciolati da Lovallo fanno riflettere: «Ogni imprenditore che ha portato avanti la propria routine quotidiana pensando lentamente e strategicamente, senza forzare i tempi, ha ottenuto un successo maggiore superando i pregiudizi nati dall’operatività frenetica, (quella per intenderci che sceglie ragionamenti associativi anziché logici)».

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Conclusione? I vari manager sono riusciti a superare gli schemi fissi della mente, riuscendo a prevedere l’esito del proprio lavoro. E la lentezza vale anche per la Generazione Y. Uno studio congiunto delle Università di Chicago, Harvard, Northwestern e Pennsylvania, ha dimostrato come l’atto di riflettere con calma abbia aumentato del 44% le performance scolastiche degli studenti.

La master coach Marina Osnaghi (1), e Dan Lovallo (2), docente all’Università di Sydney. @Repubblica

Manager, l’elogio della lentezza “Così possono diventare più creativi”

SONO SEMPRE DI PIU’ GLI ESPERTI CHE CONSIGLIANO A IMPRENDITORI, DIRIGENTI, POLITICI E BANCHIERI, PER EVITARE DI TROVARSI IN PREDA AD UNA CRISI DI NERVI, DI PRENDERSELA CON CALMA. DAN LOVALLO (UNIVERSITÀ DI SYDNEY): “L’OPERATIVITÀ FRENETICA UCCIDE LE IDEE”

Roma chissà se Emanuel Macron, nei 12 mesi che lo hanno trasformato da outsider in presidente della Repubblica Francese, si è mai fermato. Probabilmente no. Anche se sono sempre di più gli esperti che consigliano a manager, politici e banchieri, per evitare di trovarsi in preda ad una crisi di nervi, di prendersela con calma. Il ricorso alla lentezza sembra diventata la sola speranza (importata dall’Oriente) per una vita migliore. Occidentali’s Karma lavorativo dunque. E anche in Italia sono in molti a parlare di slow-work . Si è appena festeggiata “La giornata della Lentezza” mentre è in calendario per metà giugno “Il Festival della Lentezza” (dal 16 al 18 giugno presso la Reggia Ducale di Colorno). Lavorare tanto, ma soprattutto farlo in modo accelerato, vivendo nel falso mito del multitasking, è inutile. Di più. Sicuramente non aiuta la salute e (sorpresa) neppure il rendimento professionale. Il mantra predicato è casomai l’opposto: lavorare meno per lavorare meglio. Suona poco professionale? Ecco allora la versione più adatta alle coscienze globali: allentare e prendere del tempo per tornare con la massima serenità ed efficacia al lavoro. Nel libro “Vivere slow. Apologia

della lentezza” (di Maria Novo, edizioni Dedalo) l’autrice propone idee e strategie per riappropriarsi del proprio spazio e liberarsi dalla schiavitù della produttività. Mentre nel manuale “L’arte zen della direzione aziendale. La pratica del mind management per l’eccellenza delle risorse umane” (di Renato Manusardi, Maggioli Editore) l’autore suggerisce di godere nella giornata di lunghe pause silenziose. «Il manager che scopre la via del silenzio diventa invincibile – spiega Manusardi – il silenzio rende la mente pura capace di osservare e penetrare la realtà delle cose. Il silenzio è una meta e un punto di partenza e permette (con la mente sgombra di pensieri superflui) di prendere le giuste decisioni». Trovare un momento da vivere con lentezza è fondamentale per orientarsi verso gli obiettivi quotidiani e capire quali azioni mettere in calendario. Ne è convinta Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia: «Mediante la lentezza possiamo esplorare quello che ci succede qui e ora, incentivando il cervello a capire cosa sta accadendo, a focalizzare le forze con maggiore efficacia e a costruire piani di azione logici che portino soluzioni concrete». Non ci sono scuse neanche per i più assatanati workaholic : «Sono solo cinque minuti di lentezza, ma sono decisivi per il resto della giornata. La velocità che contraddistingue la routine ci rende “eroi” che raggiungono mille risultati ma anche molto approssimativi e di conseguenza mai soddisfatti». Come difendersi dal proprio super io dominante? La Osnaghi propone un decalogo la cui base è bisogna “rallentare per poter ponderare con efficacia”. Tra le voci più significative: concedersi del tempo per pensare, fare l’inventario della situazione, stilare gli elementi positivi e negativi, stabilire un piano d’azione, usare il co-working (farsi aiutare dagli altri). «È un piccolo esercizio che permette a tutti di ottenere risultati migliori dalle proprie azioni conclude la Osnaghi – dal capo all’impiegato, tutti hanno bisogno dei benefici della lentezza. Senza riflessione i risultati rischiano di essere mediocri, soprattutto nei momenti di definizione della strategia di guerra». E molte aziende si stanno adeguando. In un recente articolo sul Times Peter Bacevice, professore alla University of Michigan, racconta come stia aiutando molti manager a ripensare il lavoro degli impiegati dando loro più flessibilità per variare la routine. Secondo Bacevice, «la filosofia dello slow-work contrasta l’insostenibilità del fare tutto nel più breve tempo possibile offrendo un’alternativa che ridà energia alle persone e permette di allineare le priorità lavorative e personali per sviluppare la creatività a lungo termine». Mentre il Boston Globe riporta uno studio di Dan Lovallo, professore all’Università di Sydney e ricercatore alla University of California – Berkeley, che ha indagato sulle performance di leader aziendali e imprenditori sotto stress. I dati snocciolati da Lovallo fanno riflettere: «Ogni imprenditore che ha portato avanti la propria routine quotidiana pensando lentamente e strategicamente, senza forzare i tempi, ha ottenuto un successo maggiore superando i pregiudizi nati dall’operatività frenetica, (quella per intenderci che sceglie ragionamenti associativi anziché logici)». Conclusione? I vari manager sono riusciti a superare gli schemi fissi della mente, riuscendo a prevedere l’esito del proprio lavoro. E la lentezza vale anche per la Generazione Y. Uno studio congiunto delle Università di Chicago, Harvard, Northwestern e Pennsylvania, ha dimostrato come l’atto di riflettere con calma abbia aumentato del 44% le performance scolastiche degli studenti. 1 2 La master coach Marina Osnaghi (1), e Dan Lovallo (2), docente all’Università di Sydney.