Lo sviluppo della prontezza interiore attraverso il coaching

Quello del “inner readiness” o “prontezza interiore” è un concetto ancora poco diffuso e il cui potenziale, penso, sia ancora tutto da scoprire. 

Quando si parla di “prontezza interiore” si intende l’abilità propria della persona ad esprimere il proprio potenziale in uno specifico contesto e momento. Per poterlo fare è indispensabile l’abilità di connettere le nostre personali risorse con un contesto specifico per agire, nel qui e ora, il nostro potenziale.

E’ un concetto che trovo di straordinario impatto perché mostra in modo significativo come, per poter essere efficaci nelle relazioni o nel raggiungimento di obiettivi o nel proprio ruolo e molto altro ancora, sia necessario lavorare su di sé. Cosa che raccomandano tutti gli educatori, formatori, coach e chi si occupa di sviluppo personale e che, credo, non sia ancora colto a pieno nella sua rilevanza.

Si trattano le competenze, spesso, come “pacchetti di informazioni” da studiare per poi applicare con qualche tecnica. Per essere efficaci in tale applicazione penso sia necessario la lettura della situazione che si ha davanti, la comprensione di quello che si sta provando, la consapevolezza di quello che si può agire o non agire (secondo il proprio potenziale di comportamento) e il possibile impatto che le varie opzioni di comportamento portano con sé. Tutto questo in un tempo molto rapido e, credo, che questo sia il significato di prontezza. Ovvero per prontezza si può intendere l’essere pronti come preparati e veloci nell’esecuzione dell’azione

La prontezza interiore si sviluppa attraverso attività riflessive. Per apprendere è necessario, quindi, riflettere sugli accadimenti. Per allenare la prontezza interiore è necessario allenarsi anche a ritroso. In sostanza, rifletto sull’accadimento valutando le conseguenze che una determinata azione ha prodotto, ipotizzando scenari alternativi. Si deve anche capire perché si è scelto una modalità di comportamento e non altre. Si deve cercare di conoscere se ci sono altri potenziali comportamenti che possono essere agiti nello specifico contesto oppure no. Bisogna capire se la lettura del contesto che ha determinato l’azione era l’unica possibile o vi erano delle interpretazioni alternative.

La prontezza interiore richiede un duplice allenamento di pensiero: induttivo e deduttivo

Il coaching può costituire una forma di allenamento alla prontezza interiore. Il coaching è un processo anche riflessivo, volto alla definizione di azioni per il raggiungimento dell’obiettivo prefissato. In questo processo coach e partner vivono un tempo di allenamento alla valorizzazione del potenziale umano, che può essere pienamente sviluppato se connesso alle risorse personali più funzionali da mettere in campo in uno specifico tempo e contesto.

E’ un passo ulteriore rispetto al mettere in pratica abilità e competenze acquisite. E’ la capacità di scegliere con cognizione di causa ciò che si vuole agire, valutandone le conseguenze. 

Mi piace definire la prontezza interiore come una meta – competenza: ovvero come una competenza che va oltre le altre competenze, le trascende e le rende possibili. 

E ritengo che uno dei modi per allenare la propria prontezza interiore sia il processo messo in atto durante le sessioni di coaching.

 

Alessandra Marconato

 

Note sull’articolo:

Il testo deriva da un progetto internazionale sulla riflessione nell’apprendimento Holding-the-space-website-small

 

Dal 2002 mi occupo di formazione in diversi contesti e realtà aziendali. Sono appassionata di metodologie formative esperienziali e di coaching e delle loro possibili applicazioni in vari campi.

Tre aforismi mi sono cari e mi fanno da guida: “fai il meglio che puoi con ciò che hai”, “nella vita non si torna indietro neanche per prendere la rincorsa” e “l”incapacità di agire mi irrita. Non riesco a sopportarla” (quest’ultima espressione è di Daniel Ofman).